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Dott. Roberto Minasi

Dott. Roberto Minasi

Laureato presso “La Sapienza” Università di Roma dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca in malattie odontostomatologiche, ha incentrato i suoi studi sull’implantologia e le tecniche di rigenerazione ossea. È autore di articoli scientifici su riviste internazionali.

Venerdì, 02 Aprile 2021 07:18

Gnatologia

La gnatologia è un settore dell’odontoiatria che si occupa della fisiologia e fisiopatologia del complesso cranio-cervico-mandibolare con un riferimento articolare alla patologia e funzionalità della mandibola: masticazione, deglutizione, funzione fonatoria e posturale.

Nell’ambito di studio di questa disciplina rientrano i rapporti tra ossa mascellari, i denti, le articolazioni temporo-mandibolari e i muscoli che li muovono unitamente al sistema nervoso che afferisce a questi muscoli.

La gnatologia si occupa quindi dello studio e della cura delle patologie a carico delle articolazioni della bocca e degli organi ad esso connesse.

Articolazioni della bocca: quali disturbi?

Tra le possibili patologie connesse, le più importanti e frequenti sono:

    • Difficoltà di apertura e chiusura della bocca;
    • Dolori al viso ed al collo e alla nuca;
    • Mal di testa da occlusione; cefalea, forti emicranie e cefalee muscolo-tensive;
    • Bruxismo, altrimenti detto digrignamento, è dovuto ad un ipercinesi dei muscoli mandibolari. La forma più ricorrente di questa patologia è il serramento ovvero un contatto prolungato ed innaturale delle due arcate dentarie;
    • Incoordinazione della mandibola;
    • Vertigini o senso di instabilità;
    • Mal di schiena, male alle gambe o alle spalle;
    • Morso profondo o morso aperto;
    • Acufeni: fischi o ronzii dell’apparato uditivo che frequentemente derivano da fenomeni di bruxismo e serramento dei denti;
    • Dolori alla mascella;
    • Problemi posturali;
    • Blocco della mandibola, la difficoltà da parte del paziente ad aprire la bocca per un blocco del meccanismo condilo-discale che permette l’apertura della bocca.

La visita gnatologica mira ad ottenere una diagnosi approfondita degli aspetti clinici del paziente da parte dello gnatologo che, al fine di tracciare un corretto quadro clinico, deve condurre uno studio preliminare dell’intera storia clinica del paziente individuando le eventuali patologie sorte in ordine cronologico.

Il fine immediato della visita gnatologica è quello di individuare se i disagi espressi dal paziente possono essere correlati alla malocclusione e carpire lo specifico rapporto di funzionamento tra mandibola e cranio.

Per poter completare efficacemente il quadro clinico potrebbe essere necessario svolgere esami strumentali e diagnostici come la risonanza magnetica, la kinesiografia e l’orto-panoramica. È molto importante che tale indagine sia svolta da un medico specialista.

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Venerdì, 02 Aprile 2021 07:16

Endodonzia

Endodonzia

In questo campo le tecniche sono particolarmente evolute ed i trattamenti sempre più indolori e veloci.
La terapia canalare è la cura dei canali interni alle radici, dove normalmente sono contenuti i nervi, le vene e le arterie (la polpa dentaria).

Che cosa è l'endodonzia?

Un trattamento endodontico è costituito essenzialmente da due fasi:

  1. Lo svuotamento completo dei canali delle radici,
  2. Il loro riempimento tridimensionale mediante un materiale plastico riscaldato.

Il trattamento è reso necessario da una carie che ha raggiunto la polpa viva (quindi si pratica una devitalizzazione), oppure dalla presenza di una polpa morta (necrosi dentale) per trauma o per vecchia otturazione molto profonda o ancora per una carie penetrante presente da molto tempo (in questi casi si parla di terapia canalare); un terzo motivo può essere un dente già devitalizzato ma incompletamente, per cui è necessaria una nuova cura canalare (che si definisce ritrattamento endodontico).

Negli ultimi due casi può essere presente un granuloma (cioè tessuto infiammatorio attorno all’apice della radice), o addirittura una cisti (cioè una raccolta di siero o di pus o di tessuto flogistico infetto). 

Quando la guarigione non avviene, si deve ricorrere all’asportazione della punta della radice (apicectomia) e del tessuto infetto per via chirurgica, in rari casi è addirittura necessaria infine l’estrazione del dente.

Esistono casi in cui può essere necessario devitalizzare un dente per necessità ricostruttive di protesi o per una eccessiva sensibilità agli stimoli termici (dolore al caldo e al freddo).

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Venerdì, 02 Aprile 2021 07:11

Chirurgia Parodontale

Se la parodontologia è la branca dell’odontoiatria che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della terapia delle patologie che colpiscono il parodonto, la chirurgia parodontale è quell’insieme di interventi chirurgici atti a ripristinarne la salute.

Che cosa è il parodonto?

Si tratta dell’insieme dei tessuti duri e molli di supporto di denti e impianti, come la gengiva, il legamento parodontale, il cemento radicolare, l’osso alveolare e la mucosa perimplantare. Altro importante elemento è la tasca parodontale, ovvero lo spazio tra dente e gengiva creatosi in seguito alla distruzione dei tessuti che circondano il dente (gengiva e osso).

Il dentista, attraverso l’uso di una sonda parodontale, è in grado di evidenziarne la presenza e la profondità.

La malattia parodontale: cause e conseguenze

      Queste di seguito sono le

cause della parodontite

    • Igiene orale inadeguata: è la causa principale dei casi di parodontite. La placca batterica provoca prima la gengivite che poi diventa piorrea.
    • Fumo: i fumatori hanno un rischio più elevato di contrarre la piorrea rispetto ai non fumatori. La piorrea nei fumatori avanza spesso più rapidamente e ha un decorso più aggressivo e risponde meno alle cure.
    • Predisposizione genetica: certe persone soffrono di malattia parodontale nonostante un’igiene orale eseguita in maniera impeccabile, mentre altri possono vantare strutture parodontali sane pur avendo ammassi di tartaro e placca. Questo è dovuto al fatto che circa il 30% della popolazione ha ereditato un gene che predispone alla malattia parodontale.
    • Stress: molti studi scientifici hanno messo in evidenza una corrispondenza fra lo stress e la malattia parodontale, dovuto probabilmente al fatto che lo stress indebolisce le difese immunitarie.
    • Gravidanza: le forti fluttuazioni ormonali favoriscono l’insorgenza di gengivite e parodontite.
    • Particolari patologie: soprattutto il diabete e certe forme di artrite reumatoide nonché le deficienze immunitarie congenite o acquisite.

Chirurgia parodontale

Quando si interviene chirurgicamente, parliamo di chirurgia parodontale resettiva e rigenerativa. Nel primo caso, la chirurgia resettiva si occupa del rimodellamento mirato chirurgico dei tessuti di supporto del dente, sia gengivali che ossei, a causa delle alterazioni anatomiche causate dalla malattia.

I tessuti gengivali vengono sollevati in modo che il chirurgo sia in grado di rimuovere la componente batterica causa della patologia e rimodellare le superfici ossee rese irregolari dalla malattia; questa procedura permette di ridurre al minimo le aree di colonizzazione batterica (tasca parodontale) e consentire alla gengiva di riposizionarsi successivamente in una posizione ideale.

Lo scopo della chirurgia rigenerativa è quello di recuperare parte dell’osso e dei tessuti gengivali andati distrutti dalla malattia parodontale, rigenerandoli e ricostruendoli, oltre a ridurre ovviamente la tasca parodontale.

Come per la chirurgia resettiva vengono sollevati i tessuti gengivali, e dopo aver rimosso la componente batterica causa della malattia, vengono utilizzate delle membrane, degli innesti ossei o di materiali sintetici biocompatibili per aumentare la capacità che i tessuti hanno di rigenerarsi.

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Lunedì, 29 Marzo 2021 08:25

Chirurgia orale

Si parla di chirurgia orale soprattutto relativamente alla parodontologia e l’implantologia, ma più in generale si tratta di una specializzazione in continua evoluzione nelle tecniche e nella strumentazione.

È possibile a tutt’oggi effettuare degli interventi necessari per ristabilire la salute orale grazie proprio alla evoluzione in questo campo.

    La chirurgia orale si occupa di:
    • Avulsioni dentarie
    • Estrazione di denti inclusi nell’osso
    • Incisioni di ascessi
    • Sbrigliamento di frenuli (taglio e liberazione)
    • Gengivectomie ed allungamenti di corona (ovvero l’asportazione di tessuto gengivale in eccesso attorno al dente)
    • Regolarizzazioni delle creste ossee dopo estrazioni
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Lunedì, 29 Marzo 2021 08:24

Chirurgia dente del giudizio

Si parla di chirurgia del dente del giudizio la letterale rimozione di uno o più denti del giudizio (i cosiddetti terzi molari) dalla bocca.

Questo tipo di intervento oggi rientra nella lista degli interventi dentistici di routine; pertanto, l’esperienza acquisita dal nostro staff nell’eseguire simili operazioni dentali dovrebbe immediatamente tranquillizzare il paziente.

I denti del giudizio

La formazione dei terzi molari avviene in età adulta, generalmente tra i 18 e i 25 anni.

Completamente assenti nella dentizione del neonato, proprio per questa loro comparsa tardiva, sono comunemente conosciuti come “denti del giudizio”.

Il fatto di presentarsi in un’età in cui tutti gli elementi dentali hanno ormai una collocazione ben precisa, unitamente all’irruenza con cui possono erompere dalle gengive, potrebbero provocare una vasta serie di disagi nel paziente tali da giustificare un intervento chirurgico di rimozione, spesso connotato da carattere di urgenza.

Quando è inevitabile operare

L’avulsione dei denti del giudizio risulta inevitabile qualora si verifichi una delle seguenti condizioni:

  • Affollamento dentale: l’insorgere dei terzi molari può interferire seriamente con la masticazione così come con la quotidiana routine di igiene orale.
  • Corrosione dei denti adiacenti: ancor prima di erompere dalla gengiva, il dente del giudizio può esercitare una pressione sulla radice del dente adiacente tale da generare dolore intenso ed infiammazione.
  • In caso di infezione, carie, pulpite, ascesso o granuloma: in tutti questi casi l’estrazione diventa necessaria in quanto i più canonici interventi di otturazione o devitalizzazione risultano completamente superflui quanto inefficaci.
  • Inclusione dentale: il normale sviluppo del dente può essere ostacolato dalla gengiva che ne blocca la normale crescita relegandolo all’interno dell’osso mandibolare. In questo caso il dente è maggiormente esposto sia al rischio di infezione e carie così come alla formazione di ascessi e cisti.
  • Pericoronite dentale: l’eruzione solo parziale del dente del giudizio può ingenerare un’infiammazione gengivale acuta molto dolorosa.
  • Malposizionamento: il semplice mal posizionamento del dente può causare grave infiammazione gengivale. La pressione esercitata sui denti attigui può inoltre ingenerare dolore cronico.

Accanto a questi interventi cosiddetti terapeutici, resi quindi necessari da patologie conseguenti l’ormai avvenuta eruzione dentale, l’estrazione dei denti del giudizio può essere praticata anche a scopo preventivo. In questo caso l’estrazione serve a salvaguardare la corretta posizione ed il giusto allineamento degli altri denti, minimizzando così il rischio di un’eventuale malocclusione dentale e denti storti.

Il dentista può consigliare l’estrazione precoce anche per limitare i rischi di patologie e complicanze che potrebbero presentarsi qualora l’avulsione si rivelasse necessaria in età adulta.

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Tuo figlio ha paura del dentista? Ogni volta che devi portarcelo scoppia un dramma? Si tratta di un problema che coinvolge buona parte della popolazione infantile ma di metodi per calmarlo cercando di coinvolgerlo ce ne sono! Leggi con noi questo articolo per scoprirli!

La paura del dentista: soliti capricci oppure vera e propria fobia?

La paura del dentista è molto più diffusa di quello che possiamo immaginare e non colpisce solamente i nostri bambini. Già dal 1996 è stata infatti inserita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le fobie specifiche e può essere considerata a tutti gli effetti una vera e propria patologia. Secondo l’OMS infatti tale fobia è diffusa omogeneamente in ogni fascia di età, andando ad interessare circa il 20% della popolazione mondiale.

L’odontofobia è un fenomeno complesso così come è complesso il lavoro dell’odontoiatra. Molto spesso, quella del dentista non è una paura diretta. Data l’interdisciplinarità della pratica dentistica infatti è possibile ricondurre sotto la stessa etichetta fobie diverse e più generiche: dalla blenofobia (paura degli aghi) alla pharmacofobia (paura dei farmaci), dalla prigofobia (paura di soffocare) fino alla più generica iatrofobia, la paura dei medici in generale.

Le persone affette da odontofobia saranno quindi portate a rimandare indefinitamente le visite dentistiche, aggrappandosi spesso a terapie farmacologiche come quelle antibiotiche e antidolorifiche che non faranno altro che ritardare la soluzione del problema, esacerbando allo stesso tempo la patologia.

6 semplici metodi per superarla

Non tutti i bambini sono uguali. Esattamente come gli adulti, c’è chi è in grado di sopportare e reagire agli stimoli più diversi così come chi invece reagisce in maniera apparentemente sproporzionata al più piccolo stimolo stressante.

L’odontoiatra e la sua equipe non possono in nessun modo intervenire su questo tipo di fattori ma possono fare del proprio meglio per adattare la strategia di trattamento a seconda del paziente. Ecco le nostre 6 proposte per superare questo problema:

  1. Come prima cosa potrebbe essere proficuo organizzare la terapia per step, ossia fare in modo di modularla in diversi incontri, cominciando da un primo incontro conoscitivo per far familiarizzare il bambino con l’ambiente e con l’equipe per poi procedere nelle visite successive con gli interventi veri e propri. In questo modo il paziente potrà adattarsi in maniera graduale alla situazione evitando l’instaurarsi di pattern traumatici. Allo stesso modo, l’approccio dell’odontoiatra dovrebbe essere graduale e mirato a carpire la fiducia del piccolo paziente. Tale atteggiamento amichevole, comprensivo e paziente non potrà fare altro che rasserenare e rassicurare il bambino.
  2. Un’altra tattica molto utile potrebbe essere quella di spiegare al paziente gli strumenti che verranno utilizzati durante l’intervento facendo modo che questi sappia riconoscere in anticipo le “mosse” del dentista inibendo la possibilità di farsi idee sbagliate in merito a cosa stia per succedere fornendo quindi una sorta di controllo, sebbene illusorio, sulla situazione.
  3. In linea generale è importante fornire al bambino degli strumenti di controllo, come alzare una mano per chiedere una pausa, facendogli quindi assumere un ruolo attivo nel rapporto piuttosto che fornire l’idea di star subendo la situazione.
  4. È da considerarsi del tutto controproducente l’utilizzo di minacce o obblighi in relazione al trattamento: questi non possono fare altro che esasperare l’esperienza nel bambino che già manifesta timore o paura del dentista.
  5. Al contrario, l’utilizzo di rinforzi positivi come il complimentarsi per l’autocontrollo e la serenità dimostrate durante la visita, renderà migliore l’esperienza delle visite successive. Allo stesso modo è completamente sbagliato fornire un rinforzo positivo ad una reazione negativa: se interrompiamo l’intervento per le lamentele del bambino, questo sarà portato a ripetere lo stesso pattern nelle visite successive rendendo difficile se non impossibile la terapia.
  6. È buona prassi inoltre che i genitori siano presenti durante il trattamento perchè l’ansia da separazione non può fare altro che aumentare lo stato ansioso del piccolo, limitandone la capacità comunicativa. Allo stesso modo è opportuno lasciare al paziente lo spazio per fare domande prima che inizi l’intervento, fugando e confutando ogni dubbio o ansia pregressi.

In conclusione, la chiave di volta è la cura del paziente nella sua globalità. Tanto l’odontoiatra quanto il resto dell’équipe devono fare in modo di mettere a proprio agio i piccoli pazienti, coinvolgendoli nel trattamento ed ascoltandoli in maniera empatica al fine ottenerne la piena fiducia e la piena collaborazione.

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Venerdì, 28 Febbraio 2020 07:45

Bruxismo: quando la bocca fa male

Ti svegli al mattino e la tua mandibola è contratta? Durante la giornata ti accorgi che quando sei sovrappensiero hai dolore? Con ogni probabilità soffri di bruxismo, ma non temere! Il tuo dentista di fiducia può aiutarti! Leggi con noi in questo articolo tutti i dettagli per risolvere questo problema!

Bruxismo: cosa è e come si manifesta

Il bruxismo è un movimento incontrollato dei muscoli che muovono la mandibola. Digrignare i denti in maniera involontaria, soprattutto mentre dormi, è esattamente la definizione di questa patologia. Generalmente questo disturbo può essere avvertito anche da altri, tale è il rumore dei denti che si muovono in modo incontrollato tra di loro.

Esistono varie tipologie di bruxismo: quello notturno e quello diurno; il primo generalmente ha due tipi di movimenti incontrollati e definisce il bruxismo ritmico da quello non ritmico.

Durante il giorno si tende soprattutto a serrare la mandibola e a stringere forte il morso: questo accade spesso mentre si effettuano degli sforzi, o in momenti di concentrazione o tensione.

Quali sono i sintomi del bruxismo?

Come detto, spesso il rumore dei denti che si serrano è facilmente avvertibile dal partner durante il sonno, e la verifica è da parte dell’odontoiatra, che può osservare gli eventuali segni di questo movimento proprio sui denti. Leggi anche l'articolo "Gnatologia".

Eziologia e possibili diagnosi

Anche quando questo disturbo non lascia evidenti segni, ciò non significa che non sia un fattore di rischio per l’integrità di denti e gengive. I muscoli facciali, a causa di questo movimento involontario, spesso dolgono a causa di questo lavoro eccessivo e si affaticano molto. Questo provoca spesso danni all’articolazione temporo-mandibolare, provocando disturbi correlati alla schiena e cefalee fastidiose. Inoltre il disallineamento delle arcate dentarie provoca malocclusione. Lo stress è in ampia percentuale il colpevole di questo disturbo così frequente nella popolazione adulta.

La diagnosi del dentista è su base individuale, così come la cura

Il dentista potrebbe curare il problema utilizzando bite e placche per trovare una posizione mandibolare che permetta ai muscoli di trovare il giusto riposo. Oppure anche solo l’osservazione periodica del paziente può già essere uno strumento per evitare di arrivare a danneggiamento ai denti e alle strutture di sostegno.

Bruxismo nei bambini

Questo fenomeno non tocca solo la popolazione adulta ma anzi è abbastanza comune anche nei bambini, perché durante la dentizione avvengono così tanti cambiamenti nella bocca che il bambino può avere lo stimolo al digrignamento.

Generalmente questo disturbo sparisce con la crescita. L’ortodontista, durante le visite di controllo della dentizione, saprà dare il giusto consiglio e interverrà solo se riconoscerà il bruxismo come un potenziale danno allo sviluppo della corretta occlusione dentale.

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Hai sempre voluto denti più bianchi ma non sai se lo sbiancamento dentale è davvero il trattamento che fa per te? Leggi con noi questo articolo per vedere meglio di cosa si tratta!

Lo sbiancamento dentale: che cos’è e in cosa consiste

Lo sbiancamento dentale è un trattamento estetico, recentemente molto richiesto al dentista e per questa ragione molto rilevante. I denti sani e bianchi sono infatti una caratteristica estetica molto ricercata. Lo sbiancamento, come già descritto qui, può essere effettuato in modo professionale dal dentista oppure in modo non professionale a casa.

Come funziona? Andiamo a vederlo nello specifico.

Denti bianchi, che più bianco non si può

Avere i denti color bianco puro in natura è decisamente difficile: dobbiamo immaginare che molte delle sostanze che ingeriamo ogni giorno (tipo tè o caffè) e che assumiamo con regolarità (sigarette, ad esempio), macchiano i denti e ne compromettono il “bianco”. Talora la questione ha origine nei geni, e su questo aspetto si può lavorare ancora meno, poiché non ci sono alimenti da sospendere per lavorare sul bianco. Ecco che quindi entra in gioco lo sbiancamento dentale. In questo senso è possibile scegliere tra diverse tipologie di trattamenti sbiancanti, rapidi e non invasivi. 

Quale risultato aspettarsi?

Qualsiasi sia l’efficacia delle varie metodiche, bisogna essere consapevoli che lo sbiancamento dei denti è indicato per trattare le discromie che possono manifestarsi nel corso della vita di un individuo. Queste discromie possono essere superficiali, causate per esempio dall’assunzione di caffè o fumo, oppure profonde (come quelle causate dall’assunzione di alcuni tipi di farmaci).

Questo trattamento può essere effettuato sia su denti vitali che devitali. In quest’ultimo caso, i tempi di esecuzione sono maggiori.

Sfregamento o sbiancamento chimico?

Lo sbiancamento dentale fa sì che il bianco dei denti possa essere ottenuto tramite sfregamento, ovvero uno sbiancamento di tipo meccanico, oppure tramite sbiancamento chimico, ovvero effettuato con sostanze decoloranti.

In entrambi i sensi il trattamento può essere di tipo professionale o domiciliare, e chiaramente le differenze di approccio e di efficacia sono grandi.

Il trattamento professionale deve ovviamente essere svolto dal dentista all’interno dello studio, con tutte le attrezzature del caso; mentre il trattamento domiciliare può essere effettuato a casa mediante l’uso di determinati prodotti. In alternativa si può utilizzare una combinazione di questi due tipi di trattamenti.

Sbiancamento Professionale: se vuoi essere sicuro del risultato

In ultima analisi, come detto poc’anzi, lo sbiancamento dentale di tipo professionale è effettuato in ambulatorio direttamente dall’odontoiatra o, eventualmente, dall’igienista dentale.

Questo tipo di trattamento è anche detto bleaching, e consiste nello sbiancamento effettuato alla poltrona con l’utilizzo di agenti chimici sbiancanti che possono essere attivati o meno da eventuali sorgenti luminose (come avviene, ad esempio, nello sbiancamento con laser).

Generalmente possiamo dire che lo sbiancamento professionale risulta essere più efficace di quello domiciliare in termini di velocità nell’ottenimento del risultato e nel grado di sbiancamento ottenuto.

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Il tuo dentista ti ha detto che è necessario applicare una protesi dentaria? Non tutte le protesi sono uguali: leggi questo articolo con noi e scopri quella più adatta al tuo caso

Quando è necessaria una protesi dentaria

La perdita di uno o più denti può ingenerare problemi tanto estetici quanto funzionali. Per poter riabilitare le funzioni orali e per poter sopperire al relativo disagio estetico, il dentista impianta una o più protesi dentarie che andranno a sostituire la dentatura originaria ormai perduta. Questi dispositivi medici individuali sono indispensabili per un corretto recupero della funzione masticatoria, soddisfacendo allo stesso tempo la non meno importante funzione estetica.

Potrebbe interessarti anche l'articolo "Protesi ed implantoprotesi"

Protesi dentarie: fisse o mobili?

Le protesi dentarie possono essere fisse oppure mobili. Le prime non possono essere rimosse dal paziente e richiedono generalmente tempi di impianto più lunghi nonché procedure più complesse ed invasive. Le protesi mobili al contrario garantiscono una maggiore rapidità di intervento e procedure di installazione meno invasive nonostante sia necessario un maggior tempo di adattamento progressivo.

Pro e contro della protesi dentaria fissa

Sebbene entrambi i tipi di intervento tendano al recupero funzionale ed estetico mediante la sostituzione degli elementi persi, entrambi presentano vantaggi e svantaggi. Nel caso della protesi fissa, il dentista impianta la protesi mediante avvitamento o cementificazione in maniera permanente. Gli elementi maggiormente coinvolti in questo tipo di intervento possono essere le faccette, le corone o i ponti dentali. Tra questi il tipo di intervento più diffuso e comune è quello relativo alle corone dentali. In questo tipo di intervento, a prescindere dagli elementi trattati, l’odontoiatra cementa questi elementi alle radici dentali e non possono essere in nessun modo rimossi dal paziente

Il principale vantaggio di questo tipo di impianto risiede proprio nel suo carattere definitivo e duraturo. Di contro il prezzo di una protesi fissa sarà necessariamente maggiore rispetto a quello di una protesi mobile, così come la manutenzione e la pulizia della stessa potrebbe risultare meno agevole per il paziente. La ricerca ha progressivamente e costantemente sostituito i materiali utilizzati, l’ultima tendenza in questo ambito è costituita dall’utilizzo dell’ossido di zirconio.

La protesi dentaria mobile

Tra i due tipi di impianto, le protesi dentarie mobili costituiscono l’alternativa più tradizionale e vengono utilizzate con maggior successo sia per i pazienti in età avanzata, sia qualora il piano di cura preveda un’installazione temporanea in quei casi in cui sia prevista una rigenerazione ossea. Come le protesi fisse, anche le mobili assolvono al medesimo compito di sostituire elementi dentari ormai perduti. Contrariamente alle protesi fisse, quelle mobili possono e devono essere rimosse dal paziente almeno una volta al giorno per poter essere igienizzate. Tale cura igienica deve essere praticata in maniera costante e sistematica. La spazzolatura deve essere praticata in acqua fredda mediante apposito spazzolino e deve essere ripetuta dopo ogni pasto. Inoltre, quando rimosse, le protesi devono essere conservate in acqua per evitare che la resina si possa disidratare.

Le protesi possono essere totalmente o solo parzialmente mobili. Queste ultime sono ancorate ai denti naturali tramite dei ganci, tecnicamente detti scheletrato. Nel caso su menzionato delle protesi provvisorie, la ricerca ha portato negli ultimi anni allo sviluppo di particolari protesi in nylon: leggere, ipoallergeniche e molto resistenti.

Le protesi dentarie mobili invisibili

Si tratta di un tipo di impianto di ultima generazione che permette, mediante l’utilizzo di ganci invisibili, di non intaccare in maniera ingombrante il sorriso e l’estetica del dente.

Le protesi a carico immediato

Tale tipo di protesi può essere fissata mediante l’implantologia a carico immediato. Un impianto dentale è costituito da una vite in titanio puro o lega di titanio e zirconio che viene impiantata nell’osso gengivale sostituendo e sopperendo funzionalmente alla radice venuta a mancare. L’odontoiatra ancora i nuovi denti fissi su questo sostegno. La tempistica di questo tipo di intervento è piuttosto variabile, nei casi in cui il nuovo elemento dentario può essere installato immediatamente si può parlare di implantologia a carico immediato.

Leggi anche l'articolo "Implantologia a carico immediato".

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Non dimenticare di consultare il tuo dentista per qualsiasi consiglio al riguardo!

Lunedì, 16 Dicembre 2019 07:16

Guida al colluttorio: serve davvero?

Il Ministero della Salute, come indicato nel nostro recente articolo, indica l’uso del collutorio come coadiuvante dell’igiene orale, riducendo gengiviti e infiammazioni.

Ma è sempre utile e non dannoso utilizzarlo? Facciamo chiarezza in questo articolo!

Cosa è il colluttorio

Consigliato per la protezione del cavo orale, costituisce un presidio sanitario utilizzato sempre più di frequente: tra i prodotti per l’igiene orale questo è in forte ascesa e certamente questo aspetto è testimoniato dai dati; emerge infatti che il colluttorio rappresenta oltre il 9% della spesa per prodotti per l’igiene orale e i numeri mostrano un aumento costante del suo utilizzo nei Paesi dell’Europa occidentale.

Ma è davvero così indispensabile l’uso del colluttorio? Chi di noi lo utilizza, ha mai letto l’etichetta o si è mai fatto domande sulla sua efficacia? Questo articolo cercherà di rispondere a queste domande.

L’obiettivo è una buona igiene orale

Sappiamo già quali sono i capisaldi della igiene orale: pulire i denti almeno due volte al giorno dopo i pasti principali, usare il filo interdentale, cercare di evitare un consumo eccessivo di zuccheri e andare a visita del nostro dentista periodicamente

Come si inserisce il colluttorio in questo sistema? 

Anzitutto bisogna lasciare che sia il proprio dentista a valutare il se e il come. Ovvero, se in presenza di una problematica specifica – denti sensibili, gengiviti, carie etc… – la scelta non è assolutamente casuale ma va vagliata dal professionista.

Dobbiamo capire che il colluttorio diventa un buon coadiuvante dell’igiene orale ma non è uno “stand alone”, ovvero ha la sua efficacia solo se accompagna anche le altre tecniche di igiene orale. 

Vantaggi dell’utilizzo del colluttorio

I vantaggi legati all’utilizzo del collutorio sono comunque alti: questo riduce l’accumulo di placca batterica sulle superfici dentarie, aiutando la bocca a essere più pulita e piacevolmente fresca.

Il colluttorio può essere utilizzato durante il post-operatorio e per la cura di infezioni o infiammazioni gengivali: di solito l’utilizzo non viene protratto per oltre due settimane, ma in genere i prodotti devono essere assunti sempre secondo le indicazioni dello specialista, che provvederà alla valutazione del problema.

È comodo da portare con sé e da utilizzare come rinfrescante dell’alito quando non si può provvedere allo spazzolino e al dentifricio, ma per la scelta del prodotto occorre comunque chiedere il parere allo specialista.

Un dettaglio a cui fare attenzione è la composizione del collutorio. Bisogna evitare i prodotti a base di alcool, in quanto irritano le mucose creando danni alla bocca. I collutori contenenti clorexidina inoltre devono essere valutati solo su consiglio dell’odontoiatra, poiché possono subentrare squilibri della flora orale nel caso in cui non vengano utilizzati in modo corretto.

Per concludere, ecco un brevissimo video del nostro dott. Roberto Minasi che ci spiega in poche parole l’utilizzo del colluttorio. Buona visione!

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